Parliamo di fanghi

Un tema spesso al centro delle valutazioni sulle connessioni tra agricoltura, paesaggistica ed ambiente e un dibattito non sempre solidamente fondato.

Liberamente tratto da Acer Quality –Allegato al n. 2/2011 di Acer

La paesaggistica si è spesso confrontata con l’opportunità di impiegare ammendanti a base di fanghi di depurazione. La loro natura di risorsa organica di scarto, ne fa, da un lato, un potenziale vettore di sostanza organica (ed elementi nutritivi), il che ne esalta il potere ammendante così importante nelle operazioni di rivegetazione su substrati minerali presenti in loco o apportati dall’esterno (ad es. nel caso di cave e discariche esaurite, massicciate, barriere antirumore, ecc.). Dall’altro lato, la natura di scarto rende le economie di impiego di tali materiali assolutamente favorevoli, e dunque potenzialmente interessanti nell’ottica dell’ottimizzazione costi/benefici degli interventi di paesaggistica.

I fanghi sono generalmente usati come matrice nelle miscele di compostaggio, ma se ne può anche ipotizzare un impiego come matrici non compostate (in genere igienizzate chimicamente mediante calcitazione) per operazioni di ammendamento generico (aumento del tenore di fondo di sostanza organica dei suoli minerali).

Qualunque ne sia lo scopo e la condizione di applicazione, vale la pena di esplorare le linee evolutive di strategie e norme per l’impiego di tali materiali, proprio per verificare in prospettiva la sussistenza (o meno) delle opportunità di  adozione di tali materiali.

L’analisi del contesto EU e i temi in discussione

Le linee di tendenza sulla gestione dei fanghi non possono non tenere in considerazione l’evoluzione del quadro politico e regolamentare a livello Europeo, in cui il tema è codificato e normato.

Sotto questo profilo, il riferimento principale è la prevista revisione della Direttiva 278/86, che, recepita nel nostro ordinamento nazionale dal D.lgs. 99/92,  sovrintende al tema della possibile destinazione agronomica dei fanghi.

In effetti, non sono stati infrequenti, nel recente passato, i rumours relativi all’introduzione di un divieto di applicazione dei fanghi in agricoltura a livello Europeo, il che comporterebbe la conseguente necessità di trovare destinazioni e opzioni alternative di trattamento. Per tale motivo, in molti piani locali di settore è stato previsto il conferimento dei fanghi a impianti di smaltimento (principalmente inceneritori) la cui prevista potenzialità è stata aumentata di conseguenza.

In realtà, il divieto di applicazione dei fanghi in agricoltura è stato a tutt’oggi adottato soltanto in Svizzera: un Paese extra-UE, e anche in questo caso con ragionevoli eccezioni improntate al proverbiale pragmatismo del Paese alpino (ad es. con una ragionevole attenzione alla possibilità di impiegare i fanghi di distretti di depurazione in cui la qualità dei fanghi stessi ne consenta un proficuo impiego agronomico). Nei Paesi della Unione Europea, l’opzione divieto totale non pare invece essere all’orizzonte.

Tutt’altro.

Il quadro comunitario è in realtà caratterizzato dai seguenti assi tematici:

i.  La revisione della Direttiva 278/86, al cui proposito vanno rilevati i seguenti capisaldi:

  • attorno al 2000 erano stati prodotti diversi Documenti di Lavoro di cui sarà interessante analizzare la struttura e le previsioni strategiche,
  • Recentemente, è stato prodotto, per conto della Commissione,  un Draft Consultancy Report (Bozza di Rapporto di consultazione) inteso a strutturare e riassumere la discussione tra i Paesi Membri ed i diversi portatori di interesse sulle possibili direzioni (Scenari) della revisione della Direttiva.

 ii. La presenza, in diversi Paesi, di strategie intese a promuovere l’applicazione agricola dei fanghi, con particolare enfasi sul recupero delle risorse fosfatiche e della sostanza organica in essi inclusi

iii. L’effetto prevedibile di altre strategie tematiche che governano, o interferiscono, con pratiche e norme per la gestione del suolo. Tra queste vanno segnalate, in particolare, la Strategia Tematica sui Suoli e il Programma EU sul Cambiamento Climatico (ECCP) .

Sotto il profilo agronomico il  tema-fanghi è governato essenzialmente

  • dagli aspetti relativi alla possibilità di recuperare risorse nutritive altrimenti in esaurimento, con particolare riferimento alle risorse fosfatiche (il cui esaurimento è previsto, a seconda delle diverse stime, da pochi decenni a 200 anni),
  • dall’aumento dei prezzi dei fertilizzanti, conseguente alla recente impennata dei costi delle risorse petrolifere,
  • ma soprattutto dalla crescente attenzione al ruolo ed alle funzioni della sostanza organica, messa al centro delle politiche e strategie di gestione del suolo.

È ad esempio importante sottolineare che la Strategia Tematica sui Suoli, per la quale è stata predisposta una Proposta di Direttiva[1], individua il declino di sostanza organica come una delle minacce per il suolo (Figura 1); i fanghi sono individuati come un possibile strumento di intervento (come, peraltro, compost, letami e l’adozione di “pratiche conservative” per le lavorazioni del terreno). In analoga direzione va il Programma EU sul Cambiamento Climatico, che focalizza l’importanza dell’aumento della sostanza organica dei suoli nelle strategie di lotta ai gas-serra.

Figura 1: il contenuto in carbonio negli strati attivi del suolo nell’area euromediterranea (Fonte: European Soil Bureau). In Italia l’86,4 % dei suoli è classificato con contenuto di carbonio (e dunque di sostanza organica) da basso a bassissimo (aree mappate in giallo)

Figura 1: il contenuto in carbonio negli strati attivi del suolo nell’area euromediterranea (Fonte: European Soil Bureau). In Italia l’86,4 % dei suoli è classificato con contenuto di carbonio (e dunque di sostanza organica) da basso a bassissimo (aree mappate in giallo)

Quanto sopra va dunque nella direzione di una crescente attenzione al recupero della sostanza organica (e degli elementi nutritivi) inclusi nei materiali organici di scarto; e tra questi, nei fanghi.

Contestualmente, vanno considerati tuttavia i potenziali fattori costrittivi, relativi essenzialmente al tema contaminazione, ossia ai potenziali inquinanti (es. metalli pesanti, microinquinanti organici)  di cui i fanghi potrebbero essere vettore. La stessa Strategia Tematica sui Suoli individua la contaminazione come un’altra potenziale minaccia per il suolo, ponendo enfasi sulle strategie intese a  prevenirla.

L’evoluzione prevista della normativa EU

Alla luce dei temi sopra individuati è importante definire strategie in grado di assicurare l’apporto benefico di sostanza organica e elementi nutritivi, minimizzando al contempo i rischi relativi alla contaminazione.

Sotto questo profilo, è particolarmente significativa l’impostazione del Documento di Lavoro (predisposto attorno al 2000) per la revisione della Direttiva 278/86, che già incorporava e dava seguito a tali concetti, con l’introduzione dei Pollution prevention programmes (Programmi di prevenzione dell’inquinamento), impostati su un decremento progressivo dei valori limite ammessi per la concentrazione dei contaminanti nei fanghi,   in modo che tale decremento funzioni da driver per il miglioramento progressivo della qualità dei reflui immessi in fogna e conseguentemente dei fanghi.

Ad es. nei Paesi Scandinavi, hanno introdotto da tempo programmi che hanno guidato l’individuazione delle principali fonti di contaminazione alle quali sono stati indicati i tempi e le modalità di adeguamento per le immissioni in rete, con un progressivo e marcato miglioramento della qualità dei fanghi.

Più recentemente (fine 2009) la Commissione Europea ha pubblicato un  Rapporto Preliminare di Consultazione, inteso a stimolare la discussione e raccogliere le opinioni degli stakeholders sugli scenari possibili di revisione della Direttiva valutandone le possibili implicazioni economiche ed ambientali. Gli scenari investigati sono stati:

  1. nessuna variazione (mantenimento delle previsoni del testo della 278/86)
  2. modifiche nella direzione di un “moderato rafforzamento” dei requisiti e dei valori limite, sia nella direzione di un abbassamento di alcuni valori-limite, che della introduzione di nuovi limiti per alcuni patogeni e microinquinanti organici
  3. introduzione di limiti più restrittivi, ed introduzione di divieti alla applicazione dei fanghi su certe colture
  4. totale abolizione della Direttiva (con decisioni lasciate ai Paesi Membri)
  5. divieto totale di applicazione dei fanghi in agricoltura

L’opzione definita più probabile/verosimile (likely) è effettivamente la seconda che tendenzialmente aderisce alla filosofia dei Documenti di lavoro predisposti attorno al 2000 – ossia, la individuazione di condizioni regolamentari che stimolino il miglioramento progressivo della qualità dei fanghi destinati all’impiego agricolo.

Dunque, divieto? Non sembra: piuttosto, valorizzazione, regolamentazione e controllo sono i paradigmi nella cui direzione sembrano continuare a muoversi le strategie EU sui fanghiUn approccio condivisibile, in grado di dare risposta ai vari temi agronomici sottesi alla gestione delle risorse organiche di scarto.

Testo a cura del Gruppo di Studio sul Compostaggio e la Gestione Integrata dei Rifiuti della Scuola Agraria del Parco di Monza
Contatti: tel. 039 2302979 int. 4 / mail compost@monzaflora.it

logo psr


[1] COM(2006) 232 final